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Il codice Morse: come il testo diventa punti e linee

Il codice Morse rappresenta lettere, numeri e parte della punteggiatura tramite combinazioni di segnali brevi e lunghi — "punti" e "linee". Il codice originale copriva solo l'alfabeto inglese, quindi le vocali accentate italiane — à, è, ì, ò, ù — richiedono estensioni non standard.

Le vocali accentate italiane nel Morse esteso

Vocali come è o ò non esistono nell'alfabeto inglese su cui si basa il Morse internazionale, quindi le tabelle estese usate dai radioamatori italiani assegnano a ciascuna vocale accentata una combinazione propria, distinta dalla vocale semplice corrispondente. Un testo che rispetta rigorosamente l'ortografia italiana (con tutti i suoi accenti) richiede questa tabella estesa, mentre una versione senza accenti resta compatibile con il Morse internazionale rigoroso.

Il principio di codifica

Le lettere più frequenti dell'alfabeto sono codificate con le sequenze più brevi — la "E" è un singolo punto, la "T" una singola linea. Le lettere più rare hanno combinazioni più lunghe. Questo approccio — codice breve per i simboli frequenti — velocizza la trasmissione in media, e lo stesso principio ha poi ispirato gli algoritmi di compressione dei dati.

Contesto storico

Il codice Morse è stato creato per il telegrafo nel XIX secolo, quando un segnale poteva essere solo acceso o spento, senza stati intermedi. Punti e linee si adattavano perfettamente a questo canale di comunicazione discreto, e la rete telegrafica del Regno d'Italia, costruita subito dopo l'Unità nel 1861, fu tra le prime infrastrutture nazionali a collegare le città della penisola appena unificata.

Dove si usa ancora oggi

  • Radioamatori — molti usano ancora il CW, una modalità di telegrafia basata sul Morse, e le associazioni radioamatoriali italiane documentano le proprie tabelle estese con le vocali accentate.
  • Segnali di soccorso — l'esempio più noto è SOS (tre punti, tre linee, tre punti).
  • App educative e ricreative, enigmi.

Velocità di trasmissione: WPM e la temporizzazione Farnsworth

La velocità del Morse si misura in parole al minuto (WPM), usando come parola di riferimento «PARIS», la cui lunghezza standardizza la durata del punto. Nell'apprendimento si applica spesso il metodo Farnsworth: i segnali stessi vengono trasmessi a piena velocità, mentre le pause tra lettere e parole vengono artificialmente allungate.

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