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AES: come funziona la crittografia simmetrica

Molto prima che esistesse AES, un intellettuale fiorentino del Quattrocento gettò le basi della crittografia occidentale moderna. Leon Battista Alberti, architetto e umanista, descrisse nel 1467 il primo cifrario polialfabetico conosciuto, basato su un disco cifrante con due alfabeti mobili: per questo è spesso chiamato il "padre della crittografia occidentale".

Dal disco di Alberti alle reti di sostituzione-permutazione

Il cifrario di Alberti risolveva già il problema centrale della crittografia simmetrica di oggi: come far dipendere l'output cifrato da una chiave segreta condivisa, rendendo il testo illeggibile senza di essa. AES applica lo stesso principio con strumenti radicalmente diversi — una rete di sostituzione-permutazione (SP-network) che opera su blocchi di bit anziché su lettere singole — ma l'idea di fondo, che rendere sicura la comunicazione richiede un segreto condiviso e non solo un metodo nascosto, nasce esattamente nei testi rinascimentali italiani come quelli di Alberti.

Modalità operative: CBC contro GCM

AES cifra i dati in blocchi di dimensione fissa, quindi la modalità operativa determina come questi blocchi sono collegati tra loro. CBC (Cipher Block Chaining) concatena ogni blocco al precedente, garantendo riservatezza ma senza verificare l'integrità dei dati. GCM (Galois/Counter Mode) aggiunge l'autenticazione, cioè cifra i dati e allo stesso tempo garantisce che non siano stati manomessi — per questo è considerata la scelta più moderna e sicura.

Perché serve un vettore di inizializzazione (IV)

Se cifri gli stessi dati con la stessa chiave senza variazione aggiuntiva, il risultato sarà sempre identico — il che trapela informazioni sui blocchi ripetuti. Il vettore di inizializzazione è un valore casuale unico aggiunto a ogni operazione di cifratura, che garantisce un risultato diverso anche per dati in ingresso identici e la stessa chiave.

A cosa serve

  • Cifrare dati sensibili prima di archiviarli o trasmetterli sulla rete.
  • Capire la differenza tra le modalità di cifratura quando si sceglie una libreria o un protocollo.
  • Diagnosticare problemi di compatibilità nel decifrare dati cifrati da un altro sistema.

AES-128 contro AES-256: serve davvero una chiave più lunga

Intuitivamente sembra che una chiave doppia significhi una protezione doppia, ma in pratica AES-128 è considerato ancora oggi crittograficamente sicuro — non esiste un attacco pratico in grado di romperlo. AES-256 offre un margine maggiore in caso di futuri progressi teorici (in particolare il calcolo quantistico), ma costa un po' di più in termini di calcolo, quindi la scelta tra i due è un compromesso tra prestazioni e margine di sicurezza, non "sicuro contro insicuro".

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